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Un nuovo approccio per una vecchia patologia nosocomiale: l'infezione da clostridium difficile

A cusa ddel Dott. Roberto Rossotti, Prof.ssa Anna Orani
Malattie Infettive e Tropicali
Ospedale A. Manzoni - Lecco


  1. Introduzione
  2. Epidemiologia
  3. Epidemiologia regionale
  4. Fattori di virulenza
  5. Fattori di infezione
  6. Diagnosi
  7. Terapia
  8. Nuove prospettive terapeutiche
  9. Conclusioni
  10. Bibliografia

Fattori di virulenza

L’azione patogena di Cl. difficile è mediata a livello locale intestinale dalle tossine: esse si legano a dei recettori cellulari (ancora ignoti) sulla superficie degli enterociti, cui fa seguito un’endocitosi recettore-mediata della porzione terminale della molecola tossinica. L’acidificazione che si realizza all’interno del lume endosomiale porta al riassemblamento della tossina stessa con successiva esposizione delle regioni idrofobiche: questo provoca la formazione di pori a livello della stessa membrana cellulare con ingresso di altre tossine nell’enterocita. Nel citoplasma, si verifica la glicosilazione delle proteine Rho e Ras (utilizzando l’UDP-glucosio come substrato) e, quindi, l’alterazione della struttura dell’actina all’interno del citoscheletro [25], con conseguente sovvertimento dell’architettura cellulare, rottura delle tight-junctions e fuoriuscita di liquidi. La tossina A esplica, inoltre, un’attività citotossica mediata dal sistema delle caspasi [26].

Cl. difficile è un bacillo gram-positivo anaerobio obbligato che, nel 25% dei casi, non risulta patogeno; la normale flora intestinale inibisce in vitro e in vivo la crescita del clostridio. La patogenesi discende dalla risposta dell’ospite alla produzione di tossina A (enterotossica) e di tossina B (enterotossica e citotossica) che si legano ai recettori intraluminali delle cellule epiteliali del colon. Una quota del 5-6% dei batteri produce anche una tossina binaria (CDT). La tossina A e la tossina B sono codificate a partire dai geni tcdA e tcdB; tali geni sono collocati all’interno di una regione in cui sono presenti anche un gene per una porina (tcdE) e i geni regolatori di iper-espressione (tcdD) e di ipo-espressione (tcdC). In caso di polimorfismi o delezioni nell’ambito del gene tcdC, viene a mancare il controllo negativo dell’espressione delle tossine che, così, risulta incrementata di 16-23 volte [27]; il ceppo NAP1/BI/027 presenta proprio una delezione di 18 paia di basi a livello di tcdC, per cui possiede, oltre a CDT, anche un’iperproduzione di tossine batteriche.

La presenza delle tossine, però, non giustifica tutto: molti pazienti presentano le tossine e sono asintomatici, e ciò indica che la presenza della tossina non è predittiva al 100% della manifestazione clinica e viceversa. Inoltre, finora sono stati riconosciuti altri elementi di virulenza quali i fattori di adesione cellulare, le proteasi e le proteine di superficie [28].