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Un nuovo approccio per una vecchia patologia nosocomiale: l'infezione da clostridium difficile

A cusa ddel Dott. Roberto Rossotti, Prof.ssa Anna Orani
Malattie Infettive e Tropicali
Ospedale A. Manzoni - Lecco


  1. Introduzione
  2. Epidemiologia
  3. Epidemiologia regionale
  4. Fattori di virulenza
  5. Fattori di infezione
  6. Diagnosi
  7. Terapia
  8. Nuove prospettive terapeutiche
  9. Conclusioni
  10. Bibliografia

Fattori di infezione

Cl. difficile è, tipicamente, acquisito durante il ricovero in una struttura sanitaria, ma si sono verificate anche delle manifestazioni endogene o acquisite in comunità.

I pazienti raramente vengono screenati per Cl. difficile all’ingresso in ospedale e lo sviluppo di ICD appare solo dopo un periodo di ricovero: i portatori asintomatici possono divenire clinicamente sintomatici dopo esposizione a specifici fattori di rischio che portano all’eccessiva crescita del germe. Quando si verifica un’epidemia nosocomiale, la trasmissione avviene attraverso oggetti o personale ospedaliero o compagni di stanza contaminati da spore.

I fattori di rischio tradizionalmente implicati nell’acquisizione dell’infezione sono: le condizioni dell’ospite (senilità, difetti del sistema immunitario, comorbidità), l’aumentata esposizione alle spore di Cl. difficile (ricoveri prolungati, ambiente ospedaliero, compagni di stanza infetti o personale sanitario portatore di germi) e fattori che alterano la normale flora microbica intestinale (antibiotici, antiacidi e altre procedure assistenziali).

Figura 2. Fattori di rischio riconosciuti per l’acquisizione di ICD

L’epidemiologia mostra, tuttavia, delle modificazioni nella tipologia di soggetti affetti da ICD: accanto alle categorie tradizionalmente considerate a rischio, esiste una piccola , ma in costante aumento, quota di pazienti in altre condizioni cliniche (donne gravide, trapiantati di organi solidi, professionisti sanitari, persone in buone condizioni generali che vivono in comunità).

Le forme morbose in gravidanza si sono dimostrate eccezionalmente severe; i casi si sono verificati in periodo post-partum e in pazienti che si erano esposte a trattamento antibiotico durante il parto o comunque nel mese precedente le manifestazioni cliniche [29]. Fra i trapiantati, i riceventi polmoni e reni sono quelli che appaiono a maggior rischio di sviluppare ICD e in forme più aggressive [30]; la colonizzazione da parte di Cl. difficile negli operatori sanitari è estremamente comune, ma, fortunatamente, le manifestazioni sintomatiche sono ancora rare [31]. Sono stati, infine, segnalati casi isolati di infezioni di adulti e bambini in comunità senza apparenti fattori di rischio [32].

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