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Infezione da virus West Nile in Italia

A cusa del Dott. Alberto Matteelli
Istituto Malattie Infettive e Tropicali, Spedali Civili, Brescia


  1. Introduzione
  2. E’ stata un’epidemia inattesa?
  3. E’ casuale la sede geografica e la stagione?
  4. La diagnosi è stata tempestiva?
  5. Conosciamo la rilevanza dell’epidemia per l’uomo?
  6. Quale evoluzione del focolaio epidemico?
  7. Riquadro

Quale evoluzione del focolaio epidemico?

L’epidemia italiana del 2008 si è presto esaurita, entro il mese di novembre, per la cessata attività vettoriale. Nel nostro paese l’abbassamento delle temperature determina fisiologicamente nel periodo autunnale la scomparsa di Culex ed Aedes e l’interruzione dell’epidemia in uomini e animali. Questo fenomeno è noto da precedenti epidemie registrate in vari paesi europei nel corso degli ultimi 20 anni. Benchè l’over wintering, con trasmissione verticale transovarica del virus, sia ritenuto plausibile, come per il virus Chikungunya, in nessuna precedente epidemia europea si è assistito, al sopraggiungere della primavera successiva, alla ripresa locale del ciclo infettivo (Murgue, 2001).

Negli USA l’evoluzione epidemica dell’infezione da VWN ha avuto un andamento diverso da quanto osservato in Europa; introdotta sulla costa orientale nel 2001 l’infezione è diventata endemica e rappresenta oggi una delle maggiori emergenze sanitarie del paese sul versante infettivologico. Le ragioni della differente evoluzione epidemica tra Stati Uniti ed Europa non sono ancora state chiarite. Non è quindi possibile escludere che, contrariamente al passato, la malattia da VWN possa divenire endemica in Europa.

Le implicazioni sarebbero significative sul piano sanitario ed economico: contrariamente ad altre arbovirosi di recente comparsa in Italia, come Chikungunya, la malattia da VWN ha possibile evoluzione fatale, anche se con una frequenza bassa, stimata in meno dello 0.5% delle perone infette (ma fino al 10-20% di quelle con presentazione clinica di tipo encefalitico). Sul piano sanitario, l’infezione da VWN è trasmissibile con il sangue: la stabilizzazione endemica nel nostro paese richiederebbe, almeno in determinate stagionalità, il ricorso a costosi sistemi di screening trasfusionale.

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