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Infezione da virus West Nile in Italia

A cusa del Dott. Alberto Matteelli
Istituto Malattie Infettive e Tropicali, Spedali Civili, Brescia


  1. Introduzione
  2. E’ stata un’epidemia inattesa?
  3. E’ casuale la sede geografica e la stagione?
  4. La diagnosi è stata tempestiva?
  5. Conosciamo la rilevanza dell’epidemia per l’uomo?
  6. Quale evoluzione del focolaio epidemico?
  7. Riquadro

La diagnosi è stata tempestiva?

La diagnosi del primo caso italiano di malattia da West Nile è stata tempestiva perché frutto di un sistema di sorveglianza di casi di meningoencefalite umana, prontamente istituito dal Servizio Sanitario Regionale in Emilia Romagna a seguito dell’aumento di attività del virus West Nile su segnalazione del sistema di sorveglianza veterinaria, nel corso del 2008. Era stata infatti registrata inizialmente, tra agosto e settembre 2008, la malattia da virus West Nile in 11 cavalli con sintomatologia neurologica provenienti da 8 maneggi nelle province di Bologna e Ferrara (Macini, 2008) per raggiungere il numero di 24 equidi, con sintomatologia clinica e conferma di laboratorio, a fine anno, in tutta la Regione. Il tasso di prevalenza dell’infezione in equidi alla fine del mese di ottobre risulterà del 39,5% nella provincia di Ferrara, ma cavalli infetti saranno confermati anche nelle province di Modena, Ravenna e Bologna con prevalenze dal 8,9% al 4,1%.

Nel riquadro è descritta la struttura del sistema di sorveglianza veterinaria nella regione Emilia Romagna e vengono riportati alcuni dati relativi alla sorveglianza nel 2008. L’identificazione rapida dell’epidemia da VWN in Emilia Romagna conferma l’efficacia dei sistemi di sorveglianza per questa malattia basati sul monitoraggio della malattia negli animali sentinella e sui dati di sorveglianza entomologica (Brownstein, 2004).

In Emilia Romagna la risposta del Sistema Sanitario è stato sostenuto da un significativo impegno di risorse rivolte a due distinti fronti: quello della sorveglianza sanitaria umana ed animale e quello delle capacità diagnostiche di infezione. Sul primo versante, in aggiunta agli interventi pre-esistenti, è stato istituito il sistema di sorveglianza umana (limitato ai casi di meningoencefalite) e sono stati incrementati lo screening sierologico dei cavalli e le catture di volatili selvatici, oltre al potenziamento della sorveglianza entomologica portando a circa 20,000 soggetti le zanzare catturate da sottoporre ad indagine per l’individuazione del virus (Angelini, 2009). Il sistema di sorveglianza umana prevede per lo screening dei casi di meningoencefalite con una definizione di caso basata sull’età (superiore a 15 anni), la presentazione febbrile (> 38.5°C), e segni di malattia neurologica (meningite, encefalite, sindrome di Guillain Barré, paralisi flaccida acuta), supportati dalle indagini di laboratorio.

Sul fronte diagnostico si è fatto ricorso al Centro di Riferimento Regionale per le Emergenze Microbiologiche (CRREM) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, che era già stato coinvolto, in occasione dell’epidemia di Chikungunya insorta a Ravenna nell’estate 2007, strettamente coordinato con l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive L. Spallanzani, per garantire l’isolamento virale e l’identificazione in PCR del genoma virale da fluidi biologici (diagnosi di certezza) o la presenza di anticorpi di classe IgG ed IgM (diagnosi di probabilità).

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