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Infezione da virus West Nile in Italia

A cusa del Dott. Alberto Matteelli
Istituto Malattie Infettive e Tropicali, Spedali Civili, Brescia


  1. Introduzione
  2. E’ stata un’epidemia inattesa?
  3. E’ casuale la sede geografica e la stagione?
  4. La diagnosi è stata tempestiva?
  5. Conosciamo la rilevanza dell’epidemia per l’uomo?
  6. Quale evoluzione del focolaio epidemico?
  7. Riquadro

E’ casuale la sede geografica e la stagione?

L’interessamento specifico delle province del delta del Po (Ferrara e Rovigo) è verosimilmente dovuto all’elevata presenza di migratori nell’area in conseguenza della loro collocazione geografica lungo le rotte migratorie sud/nord/sud. L’area di effettiva espansione dell’infezione non è del tutto definita e potrà essere meglio chiarita da indagini siero diagnostiche condotte, come previsto dai piani di monitoraggio previsti nel periodo di circolazione virale, su animali sentinella (corvidi ed altri volatili selvatici, uccelli domestici, equini) nonché sulla popolazione umana.

E’ ben chiaro come l’aumento del numero di soggetti portatori del virus (uccelli domestici e selvatici) determina, solitamente nella tarda estate, la trasmissione dell’infezione; i mammiferi che manifestano la malattia, l’uomo ed il cavallo, hanno, in natura, un ruolo pressoché nullo nel mantenimento della circolazione virale (Figura).

L’importanza di specifici vettori non è completamente chiarita. E’ ancora aperta, addirittura, l’attribuzione definitiva di ruolo di vettore a zanzare della specie Aedes, mentre non vi sono dubbi sul determinante ruolo svolto dalle Culex che mantengono in natura il ciclo primario di trasmissione del virus zanzara-uccello-zanzara; quando alcuni di questi vettori effettua il pasto di sangue su mammiferi, tra cui l’uomo, si verificano le condizioni perché il virus esca da questo circuito ad andamento enzootico e passi ad ospiti vertebrati – uomo e cavallo - in cui l’infezione evolve in malattia dando luogo ad una zoonosi. Nell’epidemia in Toscana del 1998 C.impudicus venne identificato come vettore ornitofilico, mentre C.pipiens svolse il ruolo di traghettatore dell’infezione virale ai vertebrati (Romi, 2004).

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