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Focolai epidemici di meningite in italia


  1. Introduzione
  2. Definizione ed agenti eziologici
  3. Epidemiologia
  4. Clinica
  5. Modalità di contagio
  6. Linee guida per la diagnosi ed il trattamento
  7. Prevenzione: sorveglianza, chemioprofilassi e vaccini
  8. Utilità dei vaccini contro la meningite
  9. Bibliografia

Prevenzione: sorveglianza, chemioprofilassi e vaccini

Un cardine delle strategie di controllo di questa forma morbosa è rappresentato dalla diagnosi precoce e dalla rapida individuazione del focolaio d’infezione. A questo proposito esiste in Italia uno speciale sistema di sorveglianza per le meningiti coordinato tra le Regioni dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità: esso raccoglie sistematicamente dati sui nuovi casi, la loro eziologia e sulla tipizzazione dei vari ceppi batterici in causa.

Tale sistema, accessibile universalmente via web (www.epicentro.iss.it), mostra due forme endemiche di questa malattia che si sviluppa prevalentemente nei mesi freddi:

L’accesso a tale sistema favorisce la diffusione di un’adeguata informazione sull’evoluzione del focolaio epidemiologico e permette una collaborazione tra i servizi sanitari, i medici di medicina generale ed i pediatri.

Il caso indice deve essere prontamente isolato per un periodo di 24 ore successivo all’inizio di un’adeguata terapia antibiotica. Inoltre è di fondamentale importanza l’individuazione dei soggetti esposti e la loro stretta sorveglianza sanitaria. Il tempo massimo previsto equivale a 10 giorni, considerando il massimo periodo d’incubazione della malattia. Qualora, al momento dell’identificazione, fosse già trascorso tale periodo dal contatto, il soggetto esposto non si può considerare a rischio. E’ prevista inoltre la pronta esecuzione di profilassi antibiotica, che risulta efficace, ma va limitata ai contatti stretti del caso che, oltre ai conviventi, includono i soggetti che abbiano dormito o mangiato spesso nella casa del paziente e le persone che nei 7 giorni precedenti l’esordio del quadro abbiano avuto contatti con le secrezioni orali (baci, uso di stoviglie o spazzolino da denti...). La chemioprofilassi è inoltre raccomandata ai sanitari che siano stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie durante le manovre di intervento. Non vi è invece indicazione al trattamento profilattico per i contatti a basso rischio. Il farmaco di scelta è la Rifampicina 600 mg 2 volte al giorno per 2 giorni nell’adulto, e 10 mg/kg per 2 giorni nel bambino.

La disinfezione ambientale non è richiesta in quanto, come precedentemente espresso, il meningococco non è in grado di sopravvivere nell’ambiente. Allo stesso modo non vi sono elementi razionali che giustifichino la chiusura di scuole o altri ambienti comunitari dove il soggetto malato abbia soggiornato. Esistono 2 tipi di vaccino: il vaccino coniugato è attivo solo contro il meningococco C, il più frequente in Italia. Ha il vantaggio di essere legato ad una proteina trasportatrice e pertanto in grado di stimolare la risposta immunitaria anche in soggetti di età inferiore ai 2 anni (efficacia protettiva del 97%, presumibilmente di lunga durata); il vaccino polisaccaridico è attivo verso i sierotipi A, C, W135 ed Y, ma non stimola le difese immunitarie dei bambini sotto i due anni di età (efficacia protettiva buona, non persistente nel tempo). La vaccinazione è raccomandata a tutti i soggetti ad alto rischio quali quelli affetti da asplenia funzionale o anatomica ed alcune immunodeficienze congenite (deficit del complemento). Viene inoltre raccomandata a viaggiatori che si rechino in zone ad elevata endemia, quali la zona subsahariana dell’Africa ed alle reclute.

Negli ultimi anni, in Europa, il vaccino contro il meningococco C è stato ampiamente utilizzato per la vaccinazione di massa di bambini e giovani in Paesi la cui frequenza di malattia risultasse elevata.

La prima Nazione europea ad introdurre il vaccino coniugato su larga scala è stata la Gran Bretagna, in cui il meningococco C si stimava causasse ogni anno circa 1500 casi di malattia di cui 150 letali. E’ stata pertanto avviata a partire dal 1999 una campagna vaccinale per i nuovi nati ed una di recupero per gli individui di età inferiore a 18 anni. Questo intervento ha condotto ad una significativa riduzione (97%) dell’incidenza di casi. Successivamente, in seguito al manifestarsi di epidemie di infezione grave altre nazioni europee (Ucraina, Olanda, Grecia, Spagna..) hanno introdotto la vaccinazione secondo l’esempio inglese. Altri Stati, tra i quali l’Italia, di contro, non riscontrano tuttora un’incidenza di malattia tale da giustificare l’introduzione della vaccinazione universale contro il meningococco C anche se questa figura fra le vaccinazioni raccomandate. (fig.4)

(Stato della vaccinazione contro il meningococco C in Europa, per nazione ed anno di introduzione.
EU-IBIS / Neisseria meningitidis network. Invasive Neisseria meningitidis in Europe, 2002).


Nella situazione specifica verificatasi in Italia in queste settimane, il Ministero della salute, il CCM (Centro per il Controllo delle Malattie), l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) e la Regione Veneto hanno ritenuto giustificata l’offerta immediata di una dose di vaccino alla popolazione giovanile (15-29 anni) dei Comuni interessati. Il vaccino è attivo entro 2 settimane ed è efficace contro lo stato di portatore sano, riducendo quindi la trasmissione del batterio. La strategia di vaccinazione delimitata alla zone epidemica è quella raccomandata dall’OMS e dalle autorità scientifiche internazionali. Nelle altre regioni italiane la meningite da meningococco C mostra l’andamento endemico consueto stagionale, con una lieve deflessione rispetto agli ultimi due anni.

Non appare pertanto necessaria, attualmente, l’estensione della vaccinazione contro questo germe ad altre fasce della popolazione.